Curriculum

Anna Shamira Minozzi è un’artista italiana ispirata dalla calligrafia islamica ed è ideatrice di innovative composizioni calligrafiche. In virtù dei risultati raggiunti in questa sua espressione artistica, è stata invitata nel 2004 dall’Ambasciata del Regno dell’Arabia Saudita a partecipare a un concorso per un bozzetto di un francobollo, indetto dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni del Regno dell’Arabia Saudita. Sono molteplici i riconoscimenti ricevuti per la sua bravura artistica ed ha avuto il grande onore di ricevere i complimenti come artista, dalla prestigiosissima IRCICA di Istanbul (è l’ assise più importante al mondo per la calligrafia araba). Ha ricevuto una lettera di apprezzamento e considerazione per la qualità delle sue opere di arte islamica, da Sua Altezza il Principe di Giordania El Hassan bin Talal e un dono da Sua Maestà il Sultano dell’Oman, come apprezzamento per la sua arte e per l’impegno nel favorire il dialogo tra diverse culture. Sue opere sono state offerte in dono a diverse personalità: a Sua altezza il principe Karim Aga Khan, a Sua Altezza Al Thani, alla Sheikha Mozah Bint Nasser. Shamira è stata invitata del Comune di Roma a esporre nei Musei Capitolini e in occasione dei giochi olimpici è stata invitata dal Ministero della Repubblica della Cina, con il patrocinio del Comitato Olimpico Internazionale, a esporre la sua arte all’Olimpyc Fine Arts 2012 presso il Barbican Centre di Londra, il più grande centro per le arti in Europa, per poi proseguire l’esposizione nel museo d’arte di Pechino. I più occasioni Shamira ha ricevuto i complimenti dal Presidente Giorgio Napolitano per il suo impegno artistico volto a promuovere il dialogo tra le culture differenti. Nel settembre 2012, Shamira ha donato al Capo di Stato una sua opera di arte islamica. Nella Moschea di Venezia e nella Moschea di Catania ci sono opere realizzate e donate dell’artista Shamira. Nel 2013 Shamira ha ricevuto i complimenti e la benedizione di Papa Francesco per la sua attività artistica e culturale in favore della pace e l’artista gli ha offerto in dono una sua opera realizzata in calligrafia araba. Nel luglio del 2014 Shamira ha avuto l’onore di inaugurare ad Abu Dhabi la sua mostra di calligrafia islamica “HOLY WORDS FOR PEACE”, per celebrare il semestre di presidenza italiana al Consiglio dell’Unione europea. L’evento è stato organizzato dall’Ambasciata d’Italia negli Emirati Arabi Uniti. Nel settembre 2014, in occasione dell’anniversario della posa della prima pietra della Moschea di Lubiana, Shamira è intervenuta sul tema “l’arte come strumento di dialogo interreligioso”, all’incontro internazionale tenutosi in Slovenia fra le comunità islamiche e le comunità cristiane. Shamira ha realizzato il calendario cristiano-islamico 2015 in collaborazione con l’Ambasciata Saudita, ricevendo gli elogi della Presidenza della Repubblica. Nel 2015 ha esposto le sue opere all’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. Il 18 giugno 2015, primo giorno di Ramadan, Al Jazeera ha trasmesso un bellissimo documentario sull’arte calligrafica di Shamira. L’artista viene spesso invitata a tenere conferenze per il dialogo tra culture differenti portando testimonianza di come l’arte possa davvero essere un ponte di pace tra oriente e occidente.

Presentazione del prof. Massimo Cacciari

Vi sono nature refrattarie all’esperienza dell’estraneo, dello straniero, a quella Fremderfahung, che grandi storici come Burckhardt o sociologhi come Simmel ritenevano essenziale per lo studio del proprio stesso passato – e nature, invece, che sembrano muoversi a loro agio soltanto in domini, in territori, in linguaggi lontanissimi dalla propria cultura e dalle proprie radici. Per le prime non è questione di etnocentrismo e tanto meno di razzismo – “semplicemente” non riescono a collocarsi dal punto di vista dell’altro. Per le seconde non si tratta di vaghi esotismi o di “pose” multiculturali, ma di un autentico, direi “fisico” bisogno di vivere altre vite, di assumere la “persona” altrui. Dove il termine “persona” vale insieme nel senso di personalità autentica e di maschera. Questo secondo genere di “personae” può essere interessato a conoscere da un punto di vista “tecnico”, e cioè storico, artistico, religioso, filosofico le culture che intende “partecipare”, anzi: assumere in sé – ma ciò non è necessario. La sua partecipazione o assunzione può anche essere im–mediata. Una sorta di sym–patheia quasi istintiva, che trascende ogni deliberato atto di volontà. Come se fosse il corpo, o una particolare sapienza del corpo, della mano a impadronirsi di quei linguaggi, quelle forme, quei segni, che hanno, come dire, chiamato. Un caso certamente limite di queste nature è quello di Shamira. Da studiare anche soltanto per questo. Un chiaro sintomo di come non soltanto possa esistere, forse, una innata “forma” del linguaggio, che ci permette di riconoscere che sono linguaggi anche quelli di cui non comprendiamo una parola, ma anche un qualche universale “principio” in forza del quale lo spirito sente lo spirito ovunque esso aliti, anche nelle rappresentazioni e immagini più abissalmente distanti. Avvertire la massima prossimità nell’ infinitamente lontano è lo strano, paradossale tentativo che in queste “scritture” si affaccia.

Massimo Cacciari

Presentazione del Maestro Sufi Gabriel Mandel Khan

L'arte è l'uomo. Ogni botte dà il vino che contiene, ed ogni artista esprime i propri sentimenti con quei reattivi (psicotests) che noi chiamiamo usualmente "opere d'arte", non potendo definire con parole più dirette l'assoluto dell'arte che è dentro di noi. Così le forme dell'arte si son sedimentate nell'animo di Shamira Minozzi sin dall'infanzia, sin da quando, gli occhi pieni di sole, correva per le piazze le vie i deserti e i palmeti d'Egitto, e sentiva la bellezza dei canti e dei colori di una testimonianza dell'essere che intensamente affascinante: La calligrafia islamica. Essa penetrava nei suoi sentimenti con un'imposizione prepotente, perché di tutto l'Islam la calligrafia è a mio parere la forma più completa e più suggestivamente dialogante, imperiosa al punto d'aver improntato di sé tutta l'arte islamica dall'architettura alla poesia. Ecco quindi: Shamira Minozzi donna delicata, armoniosa, affascinante e limpida, non poteva non diventare pittrice, e come pittrice non poteva non esprimersi se non attraverso la delicatezza suadente, sinuosa e ritmica della calligrafia. Così Shamira modernizza antiche sequenze, e le indiamanta con il suo fascinoso sentimento, e poi con il senso di una vita intensa alla ricerca del Divino che è in noi e cui dobbiamo la creazione e l'essere dell'universo tutto. Così Shamira Minozzi, venuta all'arte per il confluire di plurime esperienze, è ricca di esperienze plurime che conferiscono alla sua arte valori molteplici. Ma non solo, V'è un'antica tradizione del legno per colorar le stoffe; ho un legno copto del sesto secolo dopo Cristo con cui in Egitto si ornava la pezza di lino; ritrovo la passione che mi lega a questa xilografia ultramillenaria anche nelle incisioni su pietra preziose entro le quali Shamira inserisce i fili d'oro che narrano le Basmala e il nome di Dio, e nei gioielli, nei dipinti, nelle immagini che Shamira ne trae, e nei disegni che per tutti questi lavori, con una costante mistica, essa inventa. Ecco quindi il mondi fascinoso di questa artista che è venuta all'arte dopo un lungo percorso di ricerca con un bagaglio non semplice e non gratuito di memorie. E inoltre vive tra Venezia e Trieste: centro e crogiolo di molte vicende d'arte portate dai galeoni che toccavano le fascinose coste dell'Oriente; ha quindi ancora la possibilità di inserire nelle sue opere queste esperienze, questo ambiente conta, quest'aria e queste molte manifestazioni di cultura, altrove oggi sempre più rare, che Trieste e Venezia allineano. Certo non ho parlato delle sue opere. Ossia non le ho descritte tentando così di farle vedere a parole, dicendo quali sono i temi, come ne riconosco i valori. E' letteralmente usuale: Le sue opere d'arte vanno viste e gustate. Quasi senza che se ne sappia l'origine, quasi senza che ne conosca l'antefatto. Accostiamoci a queste opere senza il bagaglio d'una presentazione saputa, poiché esse sono fascinanti proprio per la loro immediatezza, nel candore spontaneo d'una esecuzione per amore dell'arte e non per un ponderato artificio di mercato. Le opere di Shamira Minozzi, esposte in questo Centro Culturale dell'Ambasciata d'Egitto accanto (la sala susseguente) a quelle pur splendide di suo padre, sono vita e sentimento, e della vita e del sentimento sono espressione spontanea e testimonianza reale. A Trieste vi sono cioccolate eccezionali, caramelle squisite, dolci cui la bellezza tradizionale dell'ambiente conferisce nobiltà e sapore; anche queste opere di un'arte del palato venute dal Vicino Oriente sin da epoche remote. Ci sono anche le opere di Shamira Minozzi. Gustiamole, senza chiederci altro.

Gabriel Mandel Khan

Il Maestro d'arte islamica di Anna Shamira Minozzi è stato Gabriele Mandel (Bologna, 1924 – Milano, 1° Luglio 2010). Accademico di fama internazionale. Laurea Honoris Causa in Scienze Islamiche' all'Università Statale di Konya (Turchia). Membro fondatore e membro del Consiglio direttivo dell'Università internazionale islamica Averroes di Córdoba (Spagna); docente di Estetica Orientale e storia dell'Arte Islamica, già docente di entipologia alla Facoltà di Architettura di Torino; già docente di Storia dell'Arte e direttore dell'Istituto di Discipline artistiche all'Università IULM di Milano; direttore della Facoltà di Psicologia all'Università Europea del Lavoro di Bruxelles (Belgio). Come pittore, incisore e ceramista ha esposto in numerosi Musei ed Enti Pubblici (Biennale di Venezia, Museo d'Arte Moderna di Parigi, di Liegi, Galliera di Parigi, Museo d'Arte di San Paolo di Brasile, ecc). Di lui hanno parlato: Filippo Tommaso Marinetti 1944, Giulio Cisari 1946, Alberto Martini 1948, Maurice Utrillo 1949, Gregorio Sciltian 1951, Carlo Carrà 1951, Henri Matisse 1953, Luigi Bartolini 1953, Jean Cocteau 1953, S.E. Si Hamza Boubakeur 1985, S.E. il cardinale Carlo Maria Martini 1991, Roberto Guiducci 1991, Vittorio Sgarbi 1992. Autore di più di 200 libri pubblicati dai maggiori editori italiani molti dei quali tradotti in più lingue.

Presentazione del prof. Massimo Campanini

Alcune biografie del Profeta Muhammad narrano che, quando dopo la presa di Mecca nel 630, entrò nella Kaaba per purificarla dagli idoli, ordinasse di non cancellare dalle pareti del sacro edificio l’immagine dipinta di Maria madre di Gesù. Un segno di rispetto, ma anche la dimostrazione che il Profeta non condannava la pittura in quanto tale. La cosiddetta aniconicità dell’Islam è problema assai complesso e molti studi hanno ormai dimostrato che una proibizione assoluta della rappresentazione figurativa non c’è mai stata, o quanto meno non è mai stata applicata in modo rigoroso e tassativo. Certo, impossibile è rappresentare figurativamente Iddio, ma lo stesso Profeta è stato più volte raffigurato in miniature e dipinti, sia pure col volto nascosto da una fiamma viva, ad esempio nell’illustrazione del mi‘raj, il viaggio notturno in cielo in groppa al mitico Buraq, o mentre insegna circondato dai discepoli o addirittura, in fattezze giovanili, come icona della pietà popolare. È vero peraltro che le culture musulmane più “orientali”, quella persiana e turca intendo, hanno più spesso indulto alla pittura e all’immagine rispetto al nucleo arabo dell’Islam, assai più rigoroso nell’ottemperare al divieto della raffigurazione di cose e persone. L’arte di Shamira Minozzi è un esempio significativo di come si possa mescolare l’arte suprema e sublime dell’Islam, la calligrafia, con la possibilità di una delicata ricostruzione di silhouette femminili o animali. La tradizione, per esempio, delle basmala zoomorfiche (bi’smi’llah ar-rahman ar-rahim, nel nome di Dio, il Misericordioso Abbondante di misericordia, è la formula che apre 113 su 114 sure del Corano) è diffusissima: l’arte di disegnare il nome di Dio e la sua invocazione protettiva in modo da comporre uccelli o leoni o fiori, la trasfigurazione pittorica dei versetti del Corano, sono tra gli esiti più belli e affascinanti del lavoro di Shamira Minozzi. Ecco, il “bello”. Il problema estetico – il problema della bellezza – è piuttosto il problema centrale dell’arte islamica dal punto di vista interpretativo. L’Islam in quanto visione religiosa non ha ancora sviluppato sistematicamente un’estetica filosofica, cioè una “teoria” del bello e della bellezza che serva da paradigma ispiratore del lavoro degli artisti. Forse perché aisthesis significa in origine (in greco) “percezione” sensibile, e certo Iddio non può essere percepito coi sensi. Dio è, per centinaia di volte nel Corano, haqq, ossia, ad un tempo, “Vero” e “Reale”. Ma la Verità del Reale e la Realtà del Vero possono sfuggire alla presa dell’immagine figurativa che, pur nell’intento di riprodurre un oggetto, non può che “mimarlo” allontanandolo dalla sua realtà essenziale, dal suo essere come veramente è. E come poi catturare in immagine un’idea, una forma spirituale? Forse, l’aniconicità dell’Islam, almeno per quanto riguarda Dio, è dovuta proprio alla volontà di custodire ciò che di Dio deve rimanere velato, la sua essenza, e non riprodotto in “segni”. Il grande teologo Abu Hamid al-Ghazali (1056-1111) narra, però, di come un giorno un re invitasse alcuni artisti bizantini e alcuni artisti cinesi a dipingere su parete i colori più meravigliosi che avrebbero saputo fare. I due gruppi al lavoro furono separati da una tenda, ma, mentre i bizantini si affrettarono a dipingere cromatismi meravigliosi, i cinesi si limitarono a polire e a polire e a polire ancora la loro parete senza segnarvi nulla sopra. Quando la tenda fu tolta, gli splendidi colori dei bizantini si riflessero esattamente sulla parete lucidata a specchio dei cinesi e acquistarono una vita “altra” pur rimanendo in se stessi. È una metafora che al-Ghazali usa più volte, in riferimento all’anima e a Dio: i colori meravigliosi dei bizantini raffigurano Dio, la parete polita dei cinesi l’anima umana che lo riceve riflettendolo esattamente come Egli è, ma senza assorbirlo o recepirlo, senza hulul o inabitazione. Dio mantiene la sua Unicità e individualità rispetto al cuore del credente che pure lo accoglie come luce della bellezza. L’arte dunque non tradisce lo spirito, ma deve saper maneggiare con attenzione ciò che riproduce per evitare le contaminazioni del falso. L’arte di Shamira Minozzi, piena di suggestioni di luce in cui il nome di Dio, l’invocazione della sua misericordia e la parola del Corano si riproducono in caleidoscopi di immagini fantastiche (straordinarie in sé, ma, in questo caso, soprattutto che stimolano la fantasia), è un tentativo riuscito di conservare lo spirito dell’invocazione religiosa riproducendolo nello specchio visivo dell’occhio di chi guarda, che diviene ricettacolo della bellezza e della fonte che ha emanato la bellezza.

Massimo Campanini

È un orientalista italiano e uno dei più apprezzati storici del Vicino Oriente arabo contemporaneo, nonché storico della filosofia islamica. È stato docente di Civiltà islamica nella Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele ed è stato per quasi sei anni docente di Storia contemporanea dei Paesi arabi nella Facoltà di Studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo dell’Università degli studi di Napoli “L’Orientale”. Attualmente è professore associato di Storia dei paesi islamici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, Accademico della Biblioteca Ambrosiana Milano.